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Il Museo Civico Diocesano di Penne

>> giovedì 3 febbraio 2011

Il Santo Patrono di Penne è festeggiato il 7 maggio
"L'importanza di una città si misura dal numero dei monumenti, dei palazzi e, soprattutto, delle  fontane che essa possiede", mi ricordo come fosse ieri questa frase ascoltata a scuola, probabilmente durante una lezione di storia.
Se adottassimo questo criterio anche per una città come Penne, avremmo una vaga idea dell'importanza  che questa città ebbe nei secoli passati.

Parte di questo passato è custodito nel Museo Civico Diocesano di Penne.
Il Museo Civico Diocesano è collocato esattamente nei locali a destra del Duomo dedicato a Santa Maria degli Angeli e a San Massimo, e sono proprio le sale del piano inferiore a far parte della cripta del Duomo risalente all’VIII secolo dove sono presenti affreschi realizzati tra il Duecento ed il Quattrocento. 

Il Museo è stato fondato nel 1791 ed è gestito dall’arcidiocesi di Penne-Pescara ed il suo edificio risale all’epoca altomedioevale, anche se poi durante il XII secolo è stato ampliato e modificato, per poi essere arricchito durante il XVII secolo, quando subì una fortissima influenza del modello barocco; con la seconda Guerra Mondiale, esso fu distrutto ma ci fu un grande interesse nel ricostruirlo secondo i canoni dell’architettura medioevale che l’aveva caratterizzato in precedenza e che tornarono ad essere osservabili a causa dei crolli, e dunque si cercò di arricchirlo nuovamente di elementi paleocristiani ed altomedioevali.

Penne fu oggetto di cambiamenti all’interno delle diverse fasi storiche, per esempio fu coinvolta nella guerra sociale dell’89 a.C. quando divenne municipio romano inserita nella tribù Quirina,  poi con i Franchi acquisì il titolo di contea, ma solo con la grandezza di Carlo Magno riuscì ad acquisire la sede vescovile. Sotto la forte politica espansionistica degli Aragonesi nel 1436 la città di Penne ebbe uno scontro molto duro con la città dell’Aquila riuscendo addirittura ad accerchiarla e saccheggiarla con l’aiuto di un membro della famiglia dei Caldora, Jacopo. 
Fu Carlo V poi ad assegnarla in dote ad Alessandro dei Medici e successivamente , più precisamente nel 1538 a Margarita d’Austria, la quale innamorata della città di Penne decise addirittura di renderla capitale del suo Stato farnesiano in Abruzzo, anche quando con i Borbone venne a far parte del Regno di Napoli.
La presenza di Penne nella storia è testimoniata dalla vastità di reperti, risalenti a diverse epoche, ospitati nel suo Museo diocesano.

Il Museo Diocesano di Penne si compone di due sezioni collocate su piani diversi: la porzione inferiore del museo è legata soprattutto all’epoca medioevale, dunque vi si possono trovare architettura, scultura, affreschi risalenti a quest’epoca, mentre il secondo piano, ossia quello superiore, è diviso in salette che a loro volta sono classificate per temi, quali l’oreficeria, la scultura lignea, la pinacoteca e non solo.
Il contenuto del musero può essere così sintetizzato:  l’epigrafia, il lapidarium di archeologia vestina , la sezione romana e la più “recente” medioevale, la collezione “Leopardi”concentrata prevalentemente sull’archeologia precristiana, oltre che pittura e scultura sacra, accompagnate da pergamene codici, oltre che antifonari legati prettamente al Capitolo del Duomo, ed infine non mancano oggetti sacri come per esempio oggetti di arredo liturgico ma anche argenteria sacra o per esempio eleganti oggetti cultuali.

Uno dei pezzi che certamente cattura l’attenzione dei visitatori è un bassorilievo che raffigura una lotta gladiatoria che colpisce soprattutto per la dinamicità delle immagini oltre che per la profonda capacità descrittiva.
Un altro pezzo importante è costituito dalla croce quattrocentesca forgiata in argento  proveniente dalla Collegiata di San Giovanni Evangelista e utilizzata in passato per le processioni.

Una seconda sala, quella dedicata a San Massimo protettore di Penne, accoglie proprio il busto in legno del Santo creata da un artista napoletano chiamato Giuseppe Sammartino, risalente al XVII secolo, molto interessante soprattutto nella resa: il Santo è stato raffigurato nell’atto di reggere l’immagine della città, quasi a sottolinearne ulteriormente la sua importanza. Finemente elaborata è anche la Madonna con Bambino forse di Silvestro dell’Aquila, del XV secolo, sempre in legno ma colorata, che però molti attribuiscono ad un autore locale di cui non si sa il nome.

Nella sala delle pergamene invece vengono esposti in particolare documenti anche molto antichi che danno spazio alla riflessione su quanto sia stata importante Penne nel corso della storia, ed ovviamente tra i documenti non mancano anche antifone che provengono direttamente dalla chiesa conventuale di San Domenico.

Nel palazzo adiacente all’ex seminario invece ci sono l’archivio e la famosa biblioteca della diocesi che accoglie manoscritti di una certa importanza quali il Codice Catena, chiamato cosi proprio perché legato con una catena, che è una raccolta degli Statuti della città, diviso in cinque libri , quattro scritti in latino, uno solo in italiano e tratta appunto di elezioni di magistrature cittadine, di cause civili e penali, di ordinamenti di diverso tipo quali feste, igiene, alimentazione ed approvvigionamenti e poi i danni legati alla città; si può affermare che il codice attuale sia una rivisitazione degli Statuti risalenti al Medioevo.

Indirizzo del Museo Civico Diocesano di Penne:
Piazza Duomo - Penne, Tel. 085 8210525
Giorni e orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30.
Sono i medesimi orari del MAMEC, il museo di arte moderna e contemporanea di Penne che sorge nella stessa area, quella del Duomo.



Fonti: In Abruzzo - Museo Civico Diocesano di Penne , Tutto Penne tutto il bello di Penne - i Musei di Penne


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